Il libro di Mormon

Si potrebbe dire che la storia mormone inizia con la traduzione del Libro di Mormon. Il 21 settembre 1823 Joseph Smith, allora diciassettenne, stava pregando nel suo letto quando una luce cominciò a riempire la sua stanza. Nella luce apparve una persona e iniziò a parlargli. Si presentò come un messaggero dalla presenza di Dio, di nome Moroni.
Disse a Joseph che Dio aveva una missione speciale per lui. Poi il messaggero gli parlò di un antico documento sepolto in una collina vicina che conteneva il resoconto di un popolo che era vissuto nel continente americano. Era inciso su tavole d’oro e conteneva il vangelo eterno. Seppellite insieme alle tavole c’erano due pietre in archi d’argento per lo scopo di tradurre le tavole. Dopo questo, a Joseph fu mostrato il luogo dove si trovavano le tavole che era una collina non lontana da casa sua.
Dopo quella notte, gli fu detto che ogni settembre per quattro anni avrebbe dovuto andare alla collina di Cumora per essere addestrato da Moroni in preparazione per il suo compito. Alla fine nel settembre 1827, Moroni gli diede le tavole perché lui iniziasse la traduzione. Emma, la moglie di Joseph Smith, per qualche tempo gli fece da scrivana nel corso della traduzione. Le dicerie sulle tavole d’oro circolarono nella regione e vennero fatti numerosi tentativi per togliergli le tavole. Gli attacchi divennero così pericolosi che Emma e Joseph andarono a stare con la famiglia di lei ad Harmony, Pennsylvania. Martin Harris, un buon amico della famiglia Smith family, li seguì ad Harmony e gli fece da scrivano.
Dopo che la traduzione era a buon punto, Martin Harris chiese a Joseph se poteva portare a casa quello che avevano tradotto per farlo vedere alla sua famiglia in modo che questa vedesse la validità di quello che lui e Joseph stavano facendo. Dietro preghiera di Martin Harris, Joseph chiese per tre volte al Signore se affidargli il manoscritto sarebbe stato una scelta giusta. Joseph era un po’ riluttante a farlo, alla fine gli lasciò portare le prime 116 pagine della traduzione. Mentre era affidato a lui il manoscritto fu rubato. Quando Joseph lo scoprì ne ebbe gran dolore. Per punizione, le tavole d’oro e l’Urim e Thummim gli furono tolti. Joseph si pentì sinceramente di questo sbaglio e dopo un breve periodo di tempo il Signore lo perdonò.
Quando il documento fu restituito il Signore istruì Joseph a non ritradurre il materiale perso. Invece, Joseph doveva tradurre da un’altra sezione delle tavole che parlavano dello stesso periodo di tempo. Il Signore aveva previsto la perdita delle 116 pagine e ispirato questa seconda storia per frustrare i disegni di quelli che avevano rubato il manoscritto con l’intenzione di alterarlo per mostrare che Joseph Smith era un truffatore quando avrebbe tentato di ritradurlo.
Nell’aprile 1829 Oliver Cowdery iniziò a lavorare come scriba per Joseph Smith durante la traduzione. Da quel momento in poi la traduzione procedette più rapidamente. Le persecuzioni ricominciarono così Joseph mosse a Fayette, New York ad abitare a casa di David Whitmer. La traduzione continuò sino a che fu completata nel luglio 1829. Le tavole d’oro e l’ Urim e Thummim furono poi restituiti all’angelo Moroni.
il Signore scelse molte persone per essere testimoni della traduzione del Libro di Mormon. A tre testimoni, Martin Harris, Oliver Cowdery, e David Whitmer, furono mostrate le tavole d’oro dall’ angelo che proclamava la sua verità. Altri otto testimoni, tratti per la maggior parte dalle famiglie Whitmer e Smith videro le tavole d’oro mostrate loro da Joseph Smith. I tre testimoni e gli otto testimoni firmarono le loro parole come una testimonianza al mondo dell’ autenticità del Libro di Mormon ed essa è stata pubblicata da allora in ogni Libro di Mormon.
Vedere anche “The Translation Miracle of the Book of Mormon” di Anziano Dellenbach